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Abusi alla scuola media e quegli «appelli rimasti inascoltati»

Abusi alla scuola media e quegli «appelli rimasti inascoltati»

Il collettivo Io l’8 ogni giorno afferma di sapere «da fonti certe» che ci furono alcuni segnali d’allarme

Secondo il collettivo Io l’8 ogni giorno il caso «deve non solo sconvolgere, ma anche fare riflettere su come fatti di questo tipo possano essere in futuro evitati». Segnali d’allarme, questa volta, ci sarebbero stati: «Sappiamo da fonti certe» sostengono da Io l’8 ogni giorno «che alcune giovanissime allieve avevano già provato a riferire a loro docenti taluni comportamenti del collega oggi incarcerato, comportamenti ritenuti da loro molesti o comunque inadeguati. Appelli rimasti però inascoltati».

Non solo: all’interno di un progetto condotto dal docente ai fini dell’abilitazione all’insegnamento qualche anno fa, «poteva anche essere ravvisato qualche altro segnale da cogliere». Di che genere? «Il percorso didattico ideato e condotto dal docente verteva sull’educazione all’affettività e alla sessualità all’interno dell’insegnamento del latino ed è stato rivolto a delle classi di terza media, quindi a ragazzine e ragazzini di soli 13 anni. Questo percorso didattico aveva suscitato giustificate reazioni e critiche da parte delle famiglie degli allievi e delle allieve coinvolti/e, che avevano chiesto al docente e alla direzione della scuola delle spiegazioni. Tra le domande formulate dalle famiglie vi sono numerosi dubbi circa la pertinenza dei testi analizzati in classe (dal Kamasutra a testi sui Baccanali), sulla formazione ricevuta o meno dal docente in merito a come affrontare con dei 13enni un tema così delicato come quello della sessualità e dell’affettività e sulla mancata informazione alle famiglie in merito a tale percorso didattico». I genitori avevano considerato particolarmente problematica la scelta di aprire una chat Whatsapp tra allievi e il docente «per gestire le comunicazioni relative al progetto didattico e invitandoli a porre “senza farsi inibire dalla timidezza e dal timore” le loro domande sulla sfera della sessualità». 

Il collettivo tira poi in ballo il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS) in merito alla recente nomina di direttore: «Quali verifiche vengono condotte all’interno delle sedi di provenienza dei/lle docenti su eventuali problemi o segnalazioni pregresse»? La scuola, osserva ancora Io l’8 ogni giorno, «dovrebbe essere innanzitutto un luogo sicuro, in particolare per le allieve e gli allievi. Appare quindi urgente trovare e implementare gli strumenti adeguati per prevenire e arginare tutte le forme di molestie e abusi. Attualmente non c’è nulla di tutto questo e se un/a docente accoglie una confidenza o percepisce segnali preoccupanti non sa spesso come muoversi. Non esistono infatti ancora procedure o figure professionali di riferimento per la gestione di tali situazioni».

Per questo viene chiesto l’urgente attivazione di corsi legati a queste specifiche tematiche (prevenzione delle molestie e delle violenze sessuali) durante la formazione per diventare insegnante, e come offerta di aggiornamento professionale; che venga realizzato un protocollo da seguire per i/le docenti in caso di segnalazioni da parte di allieve/i; che sia attivato un servizio di ascolto, gestito da professionisti/e esterni al mondo della scuola e con competenze multidisciplinari (giuridiche, psicologiche, pedagogiche, etc) rivolto ad allievi/e, docenti e famiglie, «cui potersi rivolgere per capire come affrontare questo tipo di situazioni, senza dover subito allertare la polizia».

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