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Altro che gender, a scuola ci vorrebbe Giovanni Gentile

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Adesso c’è pure la scuola “gender free”, l’ultima follia per cui un liceale può decidere se professarsi maschio o femmine a prescindere da quanto è scritto sulla sua carta d’identità: forse questo non è nemmeno l’ultimo approdo dei famosi diritti, anzi siamo sicuri che non lo sia affatto. Ad ogni modo da adesso uno studente può liberamente decidere di registrarsi a scuola come meglio crede, maschio, femmina o non so. A dare il la è stato il liceo artistico Nervi Severini di Ravenna, seguito a ruota dal liceo scientifico Serpieri e artistico di Rimini, per poi allargarsi a macchia d’olio, anzi di leopardo, al liceo classico Scipioni-Maffei di Verona, poi a Cesena, insomma per il momento le regioni del registro gender free alle superiori sono la rossa Emilia Romagna e l’ex bianco Veneto, ma siamo sicuri che altri seguiranno l’esempio. Non sono mancate naturalmente le critiche e le obiezioni da parte dei genitori, perché questa è un’età delicatissima e cambiare sesso a parole può comportare conseguenze imprevedibili. Per altro la disposizione del registro gender free circumnaviga la legge (fatta la legge trovato l’inganno) per fissare un precedente. Cosa ci sarà alla fine? Doppia pagella a seconda di come uno si sente? Doppio registro? Doppio diploma? Cosa dice il Ministro dell’Istruzione? La necessaria educazione al rispetto dell’altro contro le discriminazioni e l’intolleranza non significa indottrinare gli studenti, c’è il rischio che la scuola venga strumentalizzata da precise aree politiche e lobby più o meno influenti desiderose di far passare le loro battaglie ideologiche. Certo è che la scuola oggi avrebbe bisogno di una seria riforma, di un personaggio come Giovanni Gentile, di cui ricorre l’anniversario della nascita (29 maggio 1875). I francesi, che pure ebbero un potentissimo effetto “maggio 68”, hanno Sciences Po, noi invece siamo fermi in una terra di nessuno: la riforma della scuola di Giovanni Gentile doveva servire a formare la classe dirigente e amministrativa del Paese, invece abbiamo visto che alla guida e all’amministrazione del Paese sono finiti quelli che volevano che dal 68 francese avevano portato in Italia il 6 politico e le pagelle agli insegnanti anziché agli studenti. Si è visto come è andata a finire.

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Giovanni Gentile nasce a Castelvetrano, provincia di Trapani, il 29 maggio 1875, ottavo di dieci fratelli. A disagio nella realtà siciliana, che considerava gretta e chiusa, lascia l’isola dopo aver vinto il concorso per la Scuola normale superiore di Pisa, dove si iscrive alla facoltà di lettere e filosofia: qui conosce alcuna personalità destinate a influire enormemente sul suo pensiero, come Alessandro D’Ancona e Donato Jaja.

Dopo la laurea nel 1897, con massimo dei voti e un corso di perfezionamento a Firenze, Gentile ottiene una cattedra in filosofia presso il convitto nazionale Mario Pagano di Campobasso. Nel 1900 si sposta al liceo Vittorio Emanuele di Napoli. Nel 1901 sposa Erminia Nudi, conosciuta a Campobasso.

Nel frattempo escono i suoi primi, importanti lavori: la tesi su Rosmini e Gioberti (1898), discussa con Jaja, e La filosofia di Marx (1899), che sarà apprezzato anche da Lenin. Durante gli studi a Pisa incontra Benedetto Croce con cui intratterrà un carteggio continuo dal 1896 al 1923: i due rivoluzioneranno la filosofia italiana, conducendo una lunga battaglia contro il positivismo filosofico.

Insegna a Palermo, poi a Pisa e alla Sapienza di Roma. Sarà anche direttore della Scuola Normale superiore di Pisa (1932-1943) e vicepresidente dell’Università Bocconi di Milano (1934-1944). Interventista allo scoppio della Grande guerra, Gentile si scopre ben presto intellettuale militante.

Dionisio di Francescantonio, matita su carta, 2021.

All’ascesa del Fascismo, viene scelto da Mussolini come ministro della Pubblica istruzione (resterà in carica fino al 1924, facendo in tempo a varare la sua famosa riforma della scuola). L’adesione al Fascismo causerà la rottura con Croce. Curerà l’Enciclopedia Treccani e una miriade di enti e fondazioni culturali che per decenni rivestiranno un ruolo nella società italiana. Dopo un periodo di oblio, il 24 giugno 1943 riappare sulla scena con un discorso sul Campidoglio, in cui auspicava l’unione di tutte le forze per la salvezza della nazione.

Aderisce alla RSI, tenendo sempre una linea di «concordia nazionale». Viene ucciso a Firenze da un gruppo gappista, il 15 aprile del 1944.

Il pensiero di Gentile risolve tutta la realtà nell’atto del pensiero e rifiuta come «naturalismo» o come «dialettica del pensato» ogni possibile presupposto al pensare dell’Io. Dalla concezione attualistica Gentile ricavò anche le sue vedute pedagogiche, che prevedevano l’unità di educando ed educatore.

Anche le sue idee politiche discendono dalla sua filosofia, con la comunità pensata in interiore homine, tanto che per Gentile diventa inconcepibile ogni scissione tra individuo e Stato. Ecco perché egli potrà qualificare come «liberalismo» la sua adesione al Fascismo, il massimo della libertà coincidendo con il massimo dello Stato. La sua opera di riformatore della scuola e di organizzatore della cultura nazionale ha fatto la fortuna dell’Italia per decenni, prima di essere lentamente disarticolata, con le conseguenze perfettamente visibili.

Bibliografia essenziale: La filosofia di Marx, Teoria generale dello spirito come atto puro, Discorsi di religione, Genesi e struttura della società.

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