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Blog | M5s, il neoliberalismo è fallito. Nel programma un manifesto chiaro e alternativo – Il Fatto Quotidiano

È il momento di dotarci di nuovi strumenti che sintetizzino la complessità, senza ignorarla, per dar vita a manifesti politici che arricchiscano schemi culturali, oggi impoveriti, per realizzare un upgrade democratico che aumenti la partecipazione dei cittadini. È così che possiamo tornare a vivere in equilibrio nel mondo, in un futuro meno dispotico di quello che si prospetta a causa dei veloci e gravi stravolgimenti ecologici e tecnologici. L’acqua, l’aria, le foreste, i ghiacciai, i tratti di costa che sono riserva ambientale, la fauna e la flora, i beni culturali: sono beni che devono essere difesi e custoditi anche a beneficio delle generazioni future.

Senza essere ingenui bisogna osservare come il nostro sistema economico, giuridico, culturale e sociale si fonda su pensieri filosofici del passato che non hanno fatto i conti con i clamorosi sviluppi che stiamo vivendo e con le nuove conoscenze in ogni disciplina umanistica e scientifica. Così le evoluzioni scientifiche dell’ultimo secolo restano fuori dalla creazione di qualsiasi modello politico, sociale e nazionale. Quello che stiamo vivendo non è l’unico nostro destino ma il frutto di un paradigma culturale fallito che è quello del neoliberismo che mette tutto a profitto e condiziona società e individui a scelte egoistiche e individualistiche.

È l’approccio culturale che dovrà dominare tutte le transizioni che vogliamo realizzare. Ed è quello che abbiamo scritto nero su bianco nel programma del M5S, io con il resto del comitato istruzione e cultura e con il principale contributo della già vicepresidente della commissione Cultura al Senato Michela Montevecchi e la ex-sottosegretaria al ministero della Cultura Anna Laura Orrico. Nel 2018 ho coordinato per il M5S la ricerca Cultura 2030, condotta dal professore emerito di Sociologia Domenico De Masi, che arriva a dichiarare “il modello culturale dominante nel 2030 sarà capitalistico”, e “il modello dominante nel 2030 promuoverà la solidarietà e la rete attraverso il controllo delle nostre vite, dei movimenti, degli acquisti. […] fondato sulla dittatura del denaro e del profitto”, e che “un modello sarà elaborato e perfezionato dalle multinazionali delle intelligenze artificiali” dove “i governi saranno spettatori, da esso dipendenti e ricattati”.

Una sintesi perfetta per quello che sta già accadendo oggi. Il primo bene comune da garantire per questa transizione culturale è la conoscenza, che non manca ma è nascosta, mal distribuita e mal raccontata. Gli open data, ovvero i dati con licenze aperte, fruibili, interoperabili e capaci di essere leggibili automaticamente da macchine e software, sono un tassello per una società che abbia la cultura dei dati. Ma non basta. Cinquanta anni di dati sull’ambiente devastato, sulle specie viventi estinte, sui dati climatici, su fame, povertà e salute non rappresentano ancora la spinta giusta al cambiamento.

Nel programma integrale del M5S per la prossima legislatura c’è una strategia per la cultura: il piano del M5S si articola lungo tre pilastri che attraversano tre grandi questioni quali la sostenibilità, il contrasto, la mitigazione e l’adattamento all’impatto dei cambiamenti climatici sul paesaggio e sui beni culturali; le competenze, le infrastrutture sociali, digitali e le risorse umane necessarie per consentire a tutti i territori di valorizzare e gestire il patrimonio culturale in chiave sostenibile e con l’obiettivo di generare benessere sociale ed economico; le tutele per i lavoratori e la valorizzazione delle nuove professioni culturali e creative legate alle competenze digitali, tecnologiche e ambientali.

La cultura deve essere il nostro nutrimento, la formazione e la conoscenza la nostra leva per dar vita a una nuova dimensione della rivolta, la curiosità e l’apprendimento la strada che ci libera dalle catene. Appare chiaro quindi che ci sono campi di battaglia e conflitto ma anche società desiderabili e possibili, che sono raggiungibili solo se le immaginiamo, le scegliamo e strategicamente perseguiamo la loro realizzazione grazie a un’attenta programmazione politica e un’azione sociale e culturale di supporto. Insomma, un nuovo modello di società e un manifesto chiaro da perseguire.

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