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Civitanova Marche, la comunità nigeriana manifesta dopo l’omicidio dell’ambulante. Letta e Meloni: “Nessuna giustificazione”. Salvini: “Manca certezza della pena”

La comunità nigeriana di Civitanova Marche ha organizzato una manifestazione, a cui ha partecipato molta gente del posto, nel punto di corso Umberto dove ieri è stato aggredito e ucciso l’ambulante Alika Ogorchukwu. Tra i manifestanti, un centinaio di persone che hanno esibito una foto del morto e uno degli scatti dell’aggressione violentissima da parte di Filippo Claudio Giuseppe Ferlazzo, c’è anche la moglie di Alika, Charity Oriachi, con una bambina, parente della famiglia. Molti sono arrabbiati per la mancanza di reazione dei cittadini che non sono intervenuti per fermare l’assassino e qualcuno grida insulti contro gli italiani. La manifestazione non è autorizzata, ma una delegazione di cui fanno parte la vedova e l’avvocato della famiglia è stata ricevuta dal sindaco Fabrizio Ciarapica. Il brutale assassinio è stato commentato con parole di condanna da tutti i leader impegnati in campagna elettorale, con diverse sfumature. Alle 15,30 una delegazione del Pd guidata dal Tesoriere nazionale e deputato dem Walter Verini sarà alla camera ardente di Ogorchukwu.

Per il segretario del Partito democratico Enrico Letta l’accaduto “lascia sgomenti. La ferocia inaudita. L’indifferenza diffusa. Non possono esserci giustificazioni. E nemmeno basta il silenzio. L’ultimo oltraggio ad Alika sarebbe quello di passare oltre e dimenticare”. Sottolinea l’indifferenza dei presenti che “hanno ripreso con i loro smartphone la colluttazione senza provare a intervenire” anche il presidente del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte che su facebook scrive: “Non conosciamo ancora tutti i dettagli. Le indagini sono in pieno corso. Ma l’uccisione in pieno giorno, in pieno centro, ci lascia attoniti“. E ancora: “L’assassino sarà processato e farà i conti con la giustizia e, forse chissà, anche con la propria coscienza. I familiari di Alika rimarranno soli e abbandonati al proprio dolore. Ma tutti i presenti che hanno ripreso con i loro smartphone la colluttazione senza provare a intervenire cosa faranno? Continueranno indifferenti nelle loro abitudini di vita? Noi cosa avremmo fatto al loro posto? È questa la civiltà che vogliamo?”.

Secondo il segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni “il brutale assassinio non è solo il risultato di una isolata follia criminale” ma ha concause esterne nei movimenti politici che portano avanti una certa narrazione: “Fermo e poi Macerata sono lì a ricordarcelo. Inondare la nostra società di propaganda tossica fatta di istigazione a farsi giustizia da soli, di pregiudizi sul colore della pelle e su ogni differenza, di indifferenza ed egoismo e portata alle estreme conseguenze prima o poi scatena la violenza fino all’omicidio su un marciapiede, a disposizione dell’obiettivo degli smartphone”. Quindi “Non basta chiedere giustizia e una pena esemplare per un assassino, serve ricostruire un linguaggio e una cultura. E occorre impedire che chi da anni lucra su questa narrazione la smetta. Prima che sia troppo tardi”.

Da destra, Giorgia Meloni si limita a twittare che “non ci sono giustificazioni per tale brutalità. Mi auguro che l’assassino la paghi cara per questo orrendo omicidio. Una preghiera per la vittima”. Mentre il segretario della Lega, Matteo Salvini invoca “la pena sia la massima possibile” e allarga l’analisi sostenendo che “il problema è che ci sono episodi di violenza e criminalità in pieno giorno in tutta Italia. Non è possibile, ma succede perché manca la certezza della pena”. Comunque a Civitanova Marche “non vado, perché se vado, sbaglio perché vado e strumentalizzo. La preghiera mia e l’impegno perché il responsabile sia punito è totale”.

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