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Conte conferma le Parlamentarie: “Dobbiamo assolutamente farle”. Capilista, residenza, pluricandidature: i nodi ancora in campo

“Le Parlamentarie? Dobbiamo assolutamente farle“. Ospite della trasmissione Agorà, su Rai 3, Giuseppe Conte scioglie uno dei nodi principali della campagna elettorale del M5s: i candidati in Parlamento, o almeno la maggior parte di loro, saranno scelti dagli iscritti con una votazione online, come già nel 2013 e nel 2018. “È un passaggio che rientra nella democrazia diretta, per dare agli iscritti la possibilità di dare indicazioni sulla scelta dei candidati”, dice l’ex premier. Che anticipa: “Abbiamo delle sorprese, le renderemo note quando la campagna elettorale sarà entrata nel vivo. Sicuramente ci saranno delle personalità di grande prestigio e competenza che ci daranno una mano”. Il simbolo, invece, sarà quello “classico” con la data del 2050, senza il nome dell’ex premier. Che dice di non aver ancora deciso in quale collegio candidarsi, “perché siamo ancora al momento della creazione delle liste”. I tempi però sono stretti, perché gli elenchi andranno depositate agli uffici elettorali entro il 21 agosto.

Da statuto, il Regolamento sulle candidature dev’essere proposto dal Presidente (cioè Conte) e approvato dal Comitato di garanzia, composto da Virginia Raggi, Roberto Fico e Laura Bottici. Le questioni aperte sono ancora più di una: a partire dai capilista, che Conte vorrebbe “blindare” per garantire l’elezione ai big ancora in campo. Il tema è legato a quello dei collegi, perché – in base alle regole adottate finora – l’aspirante deputato o senatore deve “risiedere nella ripartizione territoriale per la quale intende proporre la candidatura” (così si esprimeva il Regolamento del 2018). In questo modo però rischierebbero di restare fuori nomi “pesanti” come Stefano Patuanelli (triestino) e Chiara Appendino (torinese). E per lo stesso motivo il presidente vorrebbe superare il divieto di pluricandidature. Secondo le ricostruzioni delle agenzie, a opporsi a qualunque tipo di deroga è l’ex sindaca di Roma, rimasta fuori dai candidabili per la conferma del principio dei due mandati. Ma per approvare il Regolamento basterebbe un voto a maggioranza.

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