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Disastro ex Ilva, condannati a 22 e 20 anni i fratelli Riva. Tre anni e mezzo a Vendola

Condanne per i fratelli Riva e per Nichi Vendola nell’ambito del processo “Ambiente svenduto” sul disastro ambientale causato dalla gestione del sito industriale dell’ex Ilva. La Corte d’Assise di Taranto ha condannato gli ex proprietari Fabio e Nicola Riva a 22 e 20 di carcere con l’accusa di concorso in associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, all’avvelenamento di sostanze alimentari, alla omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro. La pubblica accusa aveva chiesto 28 anni per Fabio Riva e 25 anni per Nicola Riva. Sentenza di condanna anche per l’ex governatore Nicola Vendola: 3 anni e mezzo per concussione aggravata in concorso.

Secondo gli inquirenti, Vendola avrebbe esercitato pressioni sull’allora direttore generale di Arpa Puglia, Giorgio Assennato, per alleggerire la posizione dell’agenzia nei confronti delle emissioni inquinati prodotte dallo stabilimento siderurgico. Nella sentenza letta dalla presidente Stefania D’Errico figura anche la condanna a tre anni per l’ex-presidente della Provincia Gianni Florido per tentata concussione e concussione consumata. I reati commessi da Florido sono stati compiuti in concorso con l’ex assessore all’ambiente Michele Conserva, condannato a tre anni, e l’ex responsabile delle relazioni istituzionali dell’Ilva Girolamo Archinà, condannato a 21 anni e mezzo di reclusione.

Parla il governatore della Puglia Michele Emiliano

Intanto arriva il commento del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano secondo cui la giustizia «ha finalmente fatto il suo corso accertando che i cittadini di Taranto hanno dovuto subire danni gravissimi da parte della gestione Ilva facente capo alla famiglia Riva». Una sentenza, quella di oggi, che deve essere «la guida per le decisioni che il governo deve prendere con urgenza sul destino degli impianti. Gli impianti a ciclo integrato, che hanno determinato la morte di innumerevoli persone tra le quali tanti bambini, devono essere chiusi per sempre e con grande urgenza per evitare che i reati commessi siano portati ad ulteriori conseguenze e ripetuti dagli attuali esercenti la fabbrica».

Dal 2005 – aggiunge Emiliano – la Regione Puglia «è stata l’unica istituzione ad aver concretamente agito per fermare quella scellerata gestione della fabbrica». «Non ci arrenderemo mai – conclude – alla sottovalutazione colpevole della tragica e delittuosa vicenda ex Ilva e agiremo su tutti i fronti che le normative italiane ed europee ci concedono. Sarà guerra senza quartiere a tutti coloro che in ogni sede hanno colpevolmente sottovalutato o agevolato i reati commessi».

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