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Elezioni in Sicilia, il patto del pesce spada spacca il Pd: Letta sottomesso a Conte

La rivolta del Pd nel patto del pesce spada. Nella terra del gattopardo, per Pd e M5S tutto deve cambiare perché tutto rimanga uguale. E così la Sicilia spariglia le carte delle primarie, posto che le primarie abbiano mai avuto un regolamento, e inventa le lunghe primarie di coalizione. 40 giorni di campagna elettorale interna, 8 giorni per votarle: tra il 16 e il 24 luglio. Ad urne ibride. I simpatizzanti che dichiarano di votare per la coalizione di centrosinistra – il Campo Largo – potranno dare la loro indicazione per il successore del governatore Nello Musumeci potranno farlo sia ai gazebo, sia on line.

La Sicilia fa da battistrada per una formula tanto inedita quanto contestata, che ha per certo il solo obiettivo di sperimentare l’effetto imbuto: far confluire su un solo nome i voti dei Dem e del Movimento. Nell’isola i grillini possono contare ancora su un filone aureo di consensi, ma rimangono privi di leadership politica. Così Giuseppe Conte ha accettato le regole suggerite da Enrico Letta e siglato quello che qualcuno già chiama Patto del pesce spada. “La spinta è venuta dal territorio, dai siciliani”, si scherniscono al Nazareno. Ma la decisione non è stata presa a Palermo. La rivolta nel Pd scuote diverse correnti. Base Riformista parla per bocca del senatore più battagliero, Andrea Marcucci: “Prima di preoccuparmi di eventuali primarie insieme, mi chiederei se Pd e M5S in Sicilia abbiano un programma comune. Le alleanze possono andare avanti quando c’è un’idea condivisa di governo del territorio”. E poi forse c’è un problema di metodo.

Nel Partito Democratico non ne sapeva nulla nessuno, fino a ieri. La direzione nazionale si è tenuta una settimana fa, è andata avanti per otto ore ma nessuno ne aveva fatto cenno. Poi Letta e Conte vanno a pranzo e appunto – magari davanti a un trancio di pesce spada – decidono come provare a rovesciare insieme il centrodestra siciliano. Il deputato siciliano Carmelo Miceli inquadra il problema in una prospettiva più ampia: “Se sono primarie del Campo largo, allora non devono essere Pd-M5S. Devono vedere anche candidati di Italia Viva, Azione, Più Europa, Mdp-Art.1, del Psi”. Peccato che gli altri partiti non siano stati affatto consultati. I dubbi sono tanti. Su quale piattaforma si voterà, tecnicamente?

Dei dettagli si sta occupando il capogruppo regionale del M5S, Nuccio Di Paola. “Stiamo valutando. Potrebbe essere Sky Vote o altre piattaforme che ci diano la possibilità di costruire una votazione sicura. Il regolamento lo stiamo scrivendo con la coalizione. L’obiettivo è far scegliere il candidato presidente del campo progressista da quanti più siciliani possibile. Appena il regolamento sarà pronto ci sarà l’ultima valutazione da parte di Conte e Letta”, conclude il capogruppo M5S all’Ars. Fausto Raciti, parlamentare dem dell’area Giovani Turchi, usa la lente di ingrandimento per leggere tra le righe del patto: “Inizia un percorso che era stato annunciato mesi fa. Le primarie mi sembrano un buon modo per scegliere il candidato presidente anche se certo, visto che ogni forza politica sarà obbligata dal regolamento a presentarne solo uno servirà una discussione interna al Pd per capire che proposta vuole avanzare”.

Insomma, bisogna fare le pre-primarie per poi andare alle primarie. Non proprio un percorso semplificato. La verità è che la partita è tra Claudio Fava, Caterina Chinnici e Giancarlo Cancelleri. Il terzo è già il più gettonato. Ma al Pd serviva il mascheramento dell’investitura, per dare il via libera. E tra i dem, off records, sono in tanti a contare su un equo scambio, alla tavola del Patto del pesce spada: se in Sicilia voteranno tutti per Cancelleri, regalando al Movimento una regione di primo piano, Conte rafforzerà l’asse con i Dem in vista delle elezioni politiche cui ormai guardano tutti. Dal M5S, nessun commento. Come il no comment sull’indagine aperta dalla Procura della Repubblica di Roma su Virginia Raggi, che avrebbe mentito sullo stadio della Roma nella deposizione resa in tribunale nel maggio scorso.

La deputata di Forza Italia Gabriella Giammanco ne approfitta per tirare una stilettata al segretario Dem: “Meno male che c’è Enrico Letta, dicono, l’atlantista per eccellenza, quello che difende l’Ucraina a colpi di tweet. Oggi lo stesso Letta in Sicilia si allea con il M5S, con il partito di Petrocelli e di Conte, faranno le primarie comuni, decise dopo un bel pranzetto in amicizia”. Letta risponde alle polemiche guardando oltre la Sicilia: “Serve un accordo forte con la coalizione del Campo Largo se si vuole tornare a vincere, altrimenti governerà la destra”.

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