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Epatite di origine sconosciuta nei bambini, negli Usa deciso il prelievo di campioni di fegato dopo cinque morti e quindici trapiantati

Ancora misteriose le cause della nuova forma di epatite infantile che sta facendo il giro del mondo. Da aprile sono stati registrati circa 350 casi di epatite grave di origine sconosciuta nei bambini in oltre 20 paesi. Almeno 26 giovani hanno richiesto trapianti di fegato, secondo l’ultimo aggiornamento dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Ad oggi, il maggior numero di pazienti si riscontra nel Regno Unito e negli Stati Uniti probabilmente, dicono gli esperti, per una maggiore capacità di monitoraggio e sorveglianza di questi sistemi sanitari. È di queste ore la notizia di altri 13 pazienti che hanno contratto la malattia epatica nel Regno Unito con il bilancio nazionale che sale a 176 casi tra i bambini di età inferiore ai 10 anni, con la maggioranza in Inghilterra, che conta 128 casi segnalati. Nel frattempo, l’Agenzia per la sicurezza sanitaria del Regno Unito (Ukhsa) afferma di stare indagando su un “piccolo numero” di casi sospetti in bambini di età superiore ai 10 anni. La notizia dell’Ukhsa è arrivata proprio quando un bambino in Irlanda è diventato l’ultima vittima dell’epidemia e un altro bambino ha ricevuto un trapianto di fegato. Gli esperti hanno avvertito che i casi attuali nel mondo potrebbero essere solo la punta dell’iceberg a causa della scarsa sorveglianza in alcuni paesi.

E intanto, si registrano altri casi in varie parti del mondo. All’inizio di questa settimana Hawaii e Massachusetts sono diventati il 25° e il 26° stato a dichiarare casi sospetti di epatite misteriosa nei bambini. Gli Stati Uniti hanno attualmente più di 100 casi sospetti o confermati e il più alto numero di vittime al mondo, dietro l’Indonesia che ha riportato tre morti. Ad oggi l’adenovirus – il virus che può causare il comune raffreddore – è il principale sospettato. Anche se gli scienziati sono perplessi su cosa stia causando l’epidemia, la teoria principale è che sia innescato dall’adenovirus per il quale la maggior parte, ma non tutti, i pazienti sono risultati positivi. Altre ipotesi allo studio includono che i periodi di lockdown abbiano indebolito l’immunità dei bambini o che la colpa potrebbe essere una precedente infezione da Covid o addirittura l’esposizione a un cane da compagnia.

Per capirne di più, i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc) hanno chiesto al personale sanitario di prelevare campioni di fegato da bambini gravemente malati, per testare la presenza di adenovirus, alla ricerca delle cause della malattia. Negli ultimi giorni, in America sono morti cinque ragazzi e quindici hanno subito un trapianto di fegato. Nel suo secondo avviso in tre settimane, il Cdc ha raccomandato ai medici di ampliare la ricerca di un’infezione da adenovirus prelevando campioni dall’organo “se disponibili”, oltre a raccogliere campioni di feci, gola e sangue da testare per l’adenovirus. Il Cdc ha affermato nell’aggiornamento – rivolto ai medici – che stava cercando “qualsiasi relazione” tra infezioni da adenovirus ed epatite. L’autorità sanitaria Usa ha aggiunto che anche altre cause della malattia non erano state escluse. I casi oggetto di indagine includono quelli storici risalenti all’ottobre 2021, accanto a quelli che sono stati recentemente identificati.

In una conferenza stampa la scorsa settimana, il vicedirettore per le malattie infettive del Cdc, il dottor Jay Butler, ha affermato che la maggior parte dei giovani si era “completamente ripresa” dopo la malattia. Anche lui ha confermato che gli scienziati stavano ancora indagando sui casi per stabilire una causa, ma che gli adenovirus erano “in cima alla lista”. Tuttavia, Butler ha aggiunto che non era chiaro se un’infezione da adenovirus da sola stesse causando la malattia o se fosse collegata a una reazione immunitaria a un particolare ceppo o a qualcosa a cui i bambini erano stati esposti.

Nonostante l’allarme globale, gli scienziati affermano che al momento non c’è molto da preoccuparsi. Infatti, secondo i dati, non si sta registrando un numero significativamente maggiore di casi di epatite nei bambini rispetto a quanto previsto per questo periodo dell’anno. “Stiamo seriamente valutando che questo fenomeno possa essere qualcosa che sia accaduto per un certo numero di anni, ma semplicemente non l’abbiamo documentato”, ha detto Butler del Cdc.

Nel frattempo, per calmare migliaia di genitori preoccupati, gli scienziati dei vari paesi concordano sul ‘messaggio’ da consegnare e cioè che nonostante l’ondata di casi, c’è un rischio “estremamente basso” che il loro bambino abbia l’epatite. Resta inteso che va consigliato ai genitori di rivolgersi al proprio medico di famiglia se il bambino sviluppa sintomi di epatite, che includono feci pallide di colore grigio, urine molto scure o ingiallimento degli occhi e della pelle. L’ittero – l’ingiallimento della pelle e del bianco degli occhi – è il segno più comune, seguito da vomito e feci pallide. Intanto, gli esperti dei sistemi sanitari e delle università di tutto il mondo sono al lavoro e stanno analizzando tutti i possibili contributori, incluso il Sars Cov 2, e le associazioni al fine di comprendere quanto prima il meccanismo del danno epatico che sta colpendo i bambini.

Paola Perrotta

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