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Il corpo della politica: cosa si capisce dal linguaggio non verbale di questa tornata elettorale

di Tommaso

Provo ad entrare nella testa di un Calenda – e Renzi, per dirne due con un ego svalvolato – ma ce ne sarebbero altri. Premetto: sono di parte, tengo Conte, non l’allenatore. La loro mente e/o l’ego gli fa credere che le persone comuni, io per esempio, abbiano tempo per sentire le loro strategie, piani, proposte “serie”, le invettive; credono forse che un urlo in più, una battuta acida, o girare di qua e di là a cercare interviste li faccia gradire alla gente di più. Io per esempio li seguo, nonostante Renzi mi ripugni oltremodo e Calenda non pervenuto, provo a capire cosa dicono. Al di là che io mi sia già schierato, gente così non la vorrei nemmeno come vicina di casa. Il loro corpo, il loro esprimersi a smorfie comunica esattamente ciò che sono. Il corpo ha un suo alfabeto, che parla oltre il visibile.

Ci sono tonnellate di libri che trattano i modi della comunicazione non verbale. Le nostre espressioni e atteggiamenti mentre si comunica una nostra idea, un principio, o semplicemente si parla del più o del meno al bar danno al pubblico precisi segnali, che incidono nella mente e parlano più delle parole. Non a caso gli abili comunicatori studiano tutto, la posa delle mani, del pollice in alto o chiuso, la posa dritta della schiena, se tengono le gambe chiuse o aperte, se guardano il loro interlocutore in faccia, curano il tempo del discorso, la gesticolazione misurata, la mimica facciale estremamente limitata etc…

Lo so che può sembrare un discorso superficiale, ma in realtà non lo è. Generalmente seguo un giornalista molto bravo di lunga data, che normalmente trasmette sulla sua pagina Instagram con una bella camicia bianca candida perfetta. Dà una sensazione di chiarezza che mi amplifica il contenuto di quello che sta dicendo, ed è perfettamente in linea con la sua comunicazione non verbale.

Non vorrei essere frainteso, non che mi rassicuri quello vestito bene, anzi, mi sento allineato a colui che comunica con naturalezza nei gesti il contenuto delle sue parole ed è sincronico con tutta la sua persona, uno il cui corpo è un’emanazione profonda, molecolare della sincerità di ciò che dice e fa. Io lo percepisco così. Le parole, soprattutto della politica, sono un guazzabuglio di farneticazioni che il più delle volte non chiarisce, ma confonde. Lo fanno anche apposta, per non comunicare niente… tipo supercazzola. Allora, esclusi i principi ideologici, in genere banderuole del partito questo o quello; escluso il confronto politico generalmente incivile e caciarone dei programmi tv; dopo aver cercato inutilmente di capire le parole, sarò ingenuo, mi resta quello che mi dice il loro corpo. Un po’ come Confucio che diceva: un disegno vale mille parole.

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