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Il ghiacciaio si scioglie e il confine con l’Italia si sposta

Il ghiacciaio si scioglie e il confine con l’Italia si sposta

Il caldo degli ultimi giorni ha contribuito a modificare ulteriormente i confini della Confederazione sulle Alpi

Lo scioglimento del ghiacciaio del Colle di Teodulo pone in discussione la “nazionalità” di un Rifugio situato nei pressi della Cima Testa Grigia

ZERMATT – L’innalzamento delle temperature mette alla prova i confini svizzeri, modificandone la posizione. Lo scioglimento del ghiacciaio del Colle del Teodulo situato sulle Alpi, sta mettendo in discussione l’attuale posizione di un rifugio italiano, a pochi passi dalla frontiera tra Svizzera e Italia.  La linea di confine è alla mercé del cambiamento climatico dato che corre lungo un punto di drenaggio del ghiacciaio, in cui l’acqua di scioglimento scende da un lato all’altro della montagna.

Il ritiro del ghiacciaio di Theodul significa che lo spartiacque si è spostato verso il Rifugio Guide del Cervino, una struttura alpina per i visitatori costruita nei pressi della cima Testa Grigia, alta 3’480 metri, e si sta gradualmente estendendo sotto l’edificio. Quando il rifugio fu costruito su uno sperone roccioso nel 1984, i suoi 40 letti erano interamente in territorio italiano. Ma ora, due terzi del rifugio, compresi la maggior parte delle stanze e il ristorante, si situano tecnicamente su suolo svizzero. Durante una recente visita al ristorante del rifugio, Frederic, un turista di 59 anni intervistato dal Guardian, ha chiesto: «Allora, siamo in Svizzera?» 

Domanda più che legittima visto la situazione. La risposta è stata oggetto di trattative diplomatiche iniziate nel 2018 e concluse con un compromesso lo scorso anno, ma i dettagli in merito non sono stati resi pubblici. Un accordo è stato siglato a Firenze nel novembre 2021, ma l’esito sarà reso noto solo quando il governo elvetico lo avallerà, cosa che non avverrà prima del 2023.

La questione è venuta alla ribalta perché l’area, che si basa sul turismo, si trova in cima a una delle più grandi stazioni sciistiche del mondo, con un nuovo importante sviluppo che comprende la costruzione di una stazione della funivia a pochi metri di distanza. «Abbiamo deciso di dividere la differenza», afferma Alain Wicht, capo della dogana presso l’agenzia cartografica svizzera Swisstopo.

Wicht ha partecipato ai negoziati, durante i quali entrambe le parti hanno fatto concessioni per trovare una soluzione. «Anche se nessuna delle due parti ha vinto, almeno nessuno ha perso», ha detto. «Tali aggiustamenti sono frequenti e vengono generalmente risolti confrontando le letture dei geometri dei paesi frontalieri, senza coinvolgere i politici» ha aggiunto.

Jean-Philippe Amstein, ex direttore di Swisstopo, afferma che tali controversie si risolvono scambiando appezzamenti di terreno di uguale superficie e valore. In questo caso, «la Svizzera non è interessata a ottenere un pezzo di ghiacciaio», ha detto, «e gli italiani non sono in grado di compensare la perdita di superficie svizzera. » Per ora quindi, come è stato detto al custode della struttura, il 51enne Lucio Trucco, il rifugio rimarrà in territorio italiano. «Il rifugio rimane italiano perché siamo sempre stati italiani» – ha detto il gestore – «il menu è italiano, il vino è italiano, e le tasse sono italiane».

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