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L’Ue verso l’Austerity del gas, il piano per il taglio del 15% da agosto in arrivo: «Ma l’Italia è impreparata al razionamento»

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Prima l’annuncio: da mercoledì 27 luglio Gazprom taglierà ancora i flussi di gas verso la Germania del 20% perché un’altra turbina deve essere riparata. A causa di una nuova turbina che necessita di manutenzione. Poi, dopo le precisazioni di Siemens, addirittura un incremento della pressione del gasdotto che passa dall’Ucraina. E che secondo Kiev potrebbe portare alla rottura delle condutture. Ce n’è abbastanza per far capire all’Unione Europea che il pacchetto di emergenza per la riduzione dei consumi di gas è sempre più urgente. Ma se l’Europa accelera verso l’Austerity, secondo gli esperti il taglio del 15% potrebbe cogliere l’Italia impreparata. Perché non siamo pronti al razionamento del gas. Mentre i tagli imposti dal piano europeo non possono riguardare le centrali che usano metano come combustibile: «Perché l’Italia non può rimanere al buio».

Il pacchetto di emergenza per la riduzione dei consumi di gas

Dall’inizio. Oggi il pacchetto di emergenza per la riduzione dei consumi di gas arriverà sul tavolo dei ministri europei dell’Energia. Si cerca un’intesa unanime: «Non c’è un piano B, ci prepariamo allo scenario peggiore e serve solidarietà», hanno sottolineato fonti dell’Ue secondo quanto riporta l’agenzia di stampa Ansa. A Bruxelles non è sfuggita la coincidenza temporale tra l’annuncio di Gazprom e il giorno del Consiglio Affari Energia chiamato ad approvare il piano che darebbe meno dipendenza da Mosca. Per la Germania «non c’è alcuna ragione tecnica» che giustifichi la mossa della Russia. L’effetto sui prezzi si è visto subito. I futures (ovvero i titoli che consentono una copertura da rialzi e ribassi) sul gas alla borsa di Amsterdam sono schizzati del 5,1% a 168 euro al megawattora, dopo aver toccato un massimo di 170,6 euro (+6,7%).

Ma proprio la mossa di Gazprom potrebbe aiutare Ursula von der Leyen a trovare l’accordo sul piano invernale. Nell’ultima bozza del testo il taglio ai consumi del 15% resta formalmente uguale per tutti e obbligatorio in caso di allerta. Ma ad accompagnarlo arriva un sistema di deroghe. Che per Roma potrebbe portare ad una riduzione di otto punti percentuali rispetto a quello di partenza. Nella bozza emendata, inoltre, il potere di chiamare l’allerta non sarebbe più in capo alla Commissione. L’esecutivo europeo, o in alternativa almeno cinque Stati membri, possono proporre la fase di emergenza, ma questa va comunque approvata a maggioranza qualificata dal Consiglio Ue. Andare oltre nella mediazione, tuttavia, per la Commissione sarebbe difficile. «Domani è un all in», ha detto un alto funzionario europeo.

Il razionamento

I vertici dell’Ue vorrebbero che dal Consiglio Energia di oggi uscisse una forte risposta politica. Per questo, nonostante per l’ok al pacchetto basti la maggioranza qualificata, puntano ad un’approvazione unanime. Per rassicurare l’Italia, nel testo ci sarebbe anche un riferimento al lavoro della Commissione sul price cap al gas. La Stampa aggiunge che nella nuova intesa c’è un altro aspetto molto importante per l’Italia: i piani d’emergenza non andranno presentati a Bruxelles entro fine settembre, ma entro il 31 ottobre. Quindi sarà il prossimo governo a predisporli. Il Consiglio ha anche deciso che questo regime durerà un anno e non due. Il periodo va dal primo agosto 2022 al 31 marzo 2023. Ma dal consumo verrà anche scontato il gas usato per le industrie siderurgiche, chimiche, petrolchimiche, dalle vetrerie e dei prodotti minerali non metallici. Dal conto del gas consumato sono stati poi esclusi gli stoccaggi. E ci sono anche deroghe per i paesi dell’Est, la penisola iberica (quindi Spagna e Portogallo), Malta e Irlanda. Ovvero le nazioni scollegate dalla rete europea.

Cosa succede all’Italia

Ma tra gli analisti prevale il pessimismo. L’economista ed ex Eni Alberto Clò spiega al quotidiano che «sarà difficile decidere un razionamento, difficile tecnicamente e politicamente, soprattutto sotto elezioni: chi verrà colpito, chi verrà salvaguardato?». Per Clò sarà necessario riattivare le centrali a carbone: «Lo si può fare in fretta in una situazione di emergenza». E in più «bisognerebbe tenere presenti le specificità di ogni Stato dell’Ue, fra cui gli stoccaggi. L’Italia sta facendo meglio di altri, le sue riserve di metano superano di 4 punti percentuali il livello di riempimento medio in Europa. La Snam ha fatto un ottimo lavoro pagando un altro prezzo, sarebbe giusto tenerne conto». Andrea Giuricin dell’Istituto Bruno Leoni dice che i tagli «non possono riguardare le aziende che usano il metano per produrre elettricità «perché l’Italia rischia di rimanere al buio». Davide Tabarelli di Nomisma Energia sottolinea invece che «tagliare il 15% del consumo italiano di gas corrisponde al calo che ha subìto l’Italia negli anni del Covid. Sarebbe un fatto traumatico».

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