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Milano e altre città prede delle baby gang, sono queste le risorse del PD?

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Perfino Chiara Ferragni l’aveva notato, quando i suoi amici ricchi erano stati vittime di furti e rapine: vivere a Milano è pericoloso. Eh sì, altro che #milanobelladadio. Ora che perfino i nativi del Pianeta Municipio 1, zona chic in quota elettorale PD, se ne sono accorti, cosa succederà? Niente. Va tutto bene madama la marchesa. Il post indirizzato a Beppe Sala poteva spuntare le armi agli obiettori di coscienza civica in quota progressista, ma la replica del Sindaco aveva fatto rientrare nei ranghi la dissidente. Milano pericolosa? Ma va là, è bella come il sole. Eppure il degrado è sotto gli occhi di chi non abbia le fette di salamelle delle Feste dell’Unità. Provate a fare una passeggiata, di giorno, in viale Vittorio Veneto lungo i Bastioni di Porta Venezia. E il sabato sera con la vostra fidanzata in Corso Como a due passi dalla galleria chic di Carla Sozzani. Neanche tanto tempo fa dopo la mostra del World Press Photo qui ci trovavi i fighetti, oggi hai un’elevatissima probabilità di incontrare una baby gang o qualche immigrato ubriaco che ti taglia la gola per fregarti 4 soldi. E, sempre per restare nelle aree geografiche chic, quante volte donne sole nel parco accanto alla Triennale hanno rischiato di subire o hanno subito violenza? E in stazione Centrale? Clandestini, bivacchi, degrado, aiuole che diventano cessi a cielo aperto, spaccio, furti, rapine, violenze varie. Il bello di tutto questo è che lì, proprio lì, in piazza Duca D’Aosta, ci hanno messo la mela gigante di Michelangelo Pistoletto, un po’ come quando nel 700 in assenza totale di igiene si usavano i fiori per coprire i fetori. Milano bella lì, con la Stazione Centrale portale d’ingresso per turisti e investitori che accedono alla città “che è il posto dove bisogna stare”, tra la Borsa col dito di Cattelan (ma perché l’allora Sindaco ha permesso questa bambinata?), fashion week e Salone del Mobile e City Life, che infatti è di proprietà di un fondo del Qatar. Fiori che non riescono a nascondere gli afrori, cioè le banlieu in via di apparizione, dove perfino le Forze dell’Ordine hanno difficoltà a operare. Non occorre scomodare Rogoredo, fino all’altro giorno centro nazionale dello spaccio, ora un po’ meno. Basta andare sui Navigli, in via Bolla. Provate a passare di lì dopo l’apericena. Altro che periferie. Stiamo assistendo a un aumento esponenziale della violenza, in centro e non in centro, non solo a Milano ma un po’ ovunque. Un po’ tutta Italia è preda delle baby gang, italiane-e-no-ma-più-spesso-no. Ricordate la baby gang di immigrati che ha fatto l’assalto al treno di Gardaland? «Qui le bianche non salgono!», gridavano, fra palpeggi e molestie. “Qui le bianche non salgono” e infatti da Gardaland arrivi a Riccione, dove la riviera romagnola diventa scenario di un film exploitation, con esplosione di violenza di giovani gang di stranieri, fra assalti antiitaliani organizzati Sei un’italiana del c…!» grida un branco di ragazzine prima di aggredire una 15enne), risse, pestaggi, rapine. Violenze annunciate e rivendicate con vanto, tanto La Polizia non può sparare, per citare il film di Umberto Lenzi. Eccole le risorse del PD: in Italia proliferano le sfide all’OK Corral, aumentano a dismisura le zone franche dove la violenza la fa da padrona. Urge intervenire immediatamente per porre fine a una situazione potenzialmente fuori controllo, altro che discettare di ius scholae.

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