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Nel cuore della Tuscia al Teatro dei Contrari tornano gli artisti liberi

​Nell’ormai lontano 1997 mi licenzio dal posto fisso in un giornale sportivo ed apro il Teatro dei Contrari. E già questo la dice lunga sulla follia di chi scrive. All’epoca erano in pochi, un mucchietto scarno di teatrini tra il Colosseo e Trastevere, che resistevano ai lontani fasti dell’avanguardia romana degli anni ‘70. Io con la mia saletta di 60 posti in via Ostilia mi aggiunsi a loro con il coraggio, l’entusiasmo e la convinzione di chi vuole cambiare il mondo. Dopo 25 anni posso dire che l’Associazione Teatro dei Contrari il mondo non l’ha cambiato, ma alcune cose si. Nel girare il mio primo lungometraggio in dialetto calabrese feci presente alle autorità religiose che la processione del Santo fosse inaccettabile così come si svolgeva da un secolo. E cioè con la statua portata a spalla piena grondante dei soldi dei fedeli appuntati sul mantello. Il Vescovo mi diede ragione e dopo il film Riturnella ancora oggi San Nicola da Tolentino gira in processione nudo di valori, come qualsiasi vero cristiano vorrebbe. Agli inizi nei piccoli spazi teatrali c’era l’uso di far pagare alle compagnie affitti di sala, per me inconcepibile anche se ne capivo le necessità. Per me era inaccettabile, bisognava credere nel progetto e poi rischiare insieme perché l’operazione fosse di successo. Non volevo che nel mondo dell’incerto quale e’ il teatro si volesse avere il ‘certo’ . Risultato fu che tutti volevano venire ai Contrari perché si andava solo a percentuale sugli incassi: questo portò’ quindi anche gli altri operatori culturali a modificare le pretese. Iniziai a rappresentare solo opere di Peter Handke, che nessuno conosceva. I critici teatrali sbagliavano il nome e gli attori che chiamavo di volta in volta per gli spettacoli mi chiedevano se non fosse il caso di rappresentare qualche autore più conosciuto ed io vent’anni fa rispondevo: questo signore vincerà il Nobel per la letteratura. Così è stato. Non posso omettere poi i divi che popolano la nostra cinematografia quali Elio Germano e Vinicio Marchioni: i Contrari hanno cambiato anche loro. Il primo arrivò neanche diciottenne a interpretare un testo di Giordano Aquilini. Era la sua prima volta a teatro. Il secondo frequentava la scuola di recitazione ai Contrari, la sua balbuzie (ormai scomparsa forse un po’ anche per merito nostro) ne ha fatto l’attore che conosciamo. Insomma, il mondo non l’ho cambiato ma alcune cose le ho scardinate. Un paio di anni fa un gruppo che opera a Monteverde a Roma mi ha rubato il nome: non sono io! I Contrari li ho creati nel 1997 e a breve questo gruppo di Monteverde dovrà restituire un nome che non è il suo. E’ vero anche che, se si viene copiati vuol dire che l’idea è vincente. Ora anche insieme a CulturaIdentità, il Teatro dei Contrari (quello vero) continuerà a trasformare la sofferenza degli artisti in forza e urlo. Continuerà ad avvelenare la quiete del politicamente corretto, cercherà come sempre di raccontare agli omologati la non-omologazione, proverà ad aprire le gabbie agli ingabbiati di un sistema che sorveglia, controlla, opprime, divide. Come dice Marcello Veneziani nel suo La Cappa proveremo a bucare la cappa asfissiante che opprime la mente e il mondo, per la quale è necessario munirsi di una spada speciale. E la spada sarà, come prima anche adesso, il desiderio che ci muove nel fare della bellezza e dell’arte la ragion di vita. Ora che i Contrari aprirà un’altra sede nel cuore della Tuscia sul lago di Vico, riprendendo i laboratori di teatro, le performance e le mostre, sarà l’occasione di inglobare quanti più, con CulturaIdentità, avranno in animo di lanciare un appello al mondo: Siamo liberi! E vogliamo esserlo per sempre!

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