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Nuove proteste in vista, il Municipio barrica le entrate

LUGANO

31.05.2021 – 16:49

Il Sindaco Borradori sulla demolizione dell’ex Macello: «Non abbiamo avuto molto modo di pensarci e abbiamo dato l’ok».

Decisione presa per 5 contro 2. Confermato il non coinvolgimento di Cristina Zanini Barzaghi: «Perché aveva già espresso il suo dissenso in precedenza».

LUGANO – Il Municipio è blindato. Oggi, come ieri. E in Piazza Riforma si inizia a respirare aria pesante. All’orizzonte, prevista in serata, una manifestazione di protesta da parte dei molinari, che si ribellano contro lo sgombero e la demolizione del centro autogestito ex Macello avvenuta nella notte tra sabato e domenica. 

Ritrovarsi in mezzo – «È una situazione complicata e delicata. E in questi termini, in fondo, non voluta nemmeno da parte nostra. Ma in cui ci siamo trovati dentro». È quanto dichiarato oggi dal sindaco di Lugano Marco Borradori ai microfoni di Radio Ticino.

Poca riflessione – Borradori ha reiterato che la proposta di demolizione è partita dalla Polizia: «Di questo non si era parlato in precedenza, non abbiamo avuto molto modo di pensarci e abbiamo dato risposta positiva». Le motivazioni addotte sarebbero state la sicurezza, legata al tetto pericolante del Molino, e la necessità di impedire un rientro degli occupanti.

All’interno del Municipio – E riguardo al non coinvolgimento della municipale Cristina Zanini-Barzaghi nella presa di decisione: «Credo che non sia corretto dire che qualcuno del Municipio non ne sapeva nulla». Borradori ha poi precisato che la scelta di demolire l’ex Macello è stata presa «con una maggioranza importante, di 5 contro 2», specificando però successivamente «che la Signora Zanini Barzaghi», capo dicastero Immobili della Città, «non è stata interpellata da Karin Valenzano-Rossi in merito alla demolizione perché aveva già espresso il suo completo dissenso su tutto in precedenza». 

Guai in vista – Il Sindaco si è infine detto consapevole che ci saranno altri cortei di protesta: «Speriamo che non si vada oltre una certa misura e che si possa ricollocare il tutto in un dibattito prima di tutto civile, ma poi anche democratico».

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