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Oggi sta a destra la libertà d’espressione: lo dicono a sinistra

Negli anni Sessanta e Settanta, nelle università europee, giravano i dazebao, manifesti murali a imitazione di quelli delle Guardie rosse maoiste, in cui si indicavano nome e cognome dei professori “borghesi” e “fascisti” da “punire”. Tempi oscuri, direte. Ma non come questi nostri. Oggi i dazebao vi sono ancora, anche se non si chiamano più cosi, e a organizzarli sono le Università stesse.

Nel sito di quella di Cambridge, una delle più prestigiose del mondo, è attiva da giorni una sezione in cui anonimi possono mettere alla gogna, con nomi e cognomi, professori e studenti, accusandoli di essere razzisti, sessisti, omofobi e quant’altro, e magari solo perché in classe hanno letto Shakespeare. L’incredibile iniziativa ha visto per fortuna l’opposizione di una parte del corpo docente, purtroppo minoritaria anche se autorevole, dal grande storico contemporaneista Robert Tombs al medievista David Abulafia, che hanno denunciato l’iniziativa come una grave violazione della libertà di insegnamento e di parola. Parole ovvie, ma la maggioranza del corpo docente è stata zitta, secondo l’atteggiamento codardo che spesso accompagna molti accademici. Un segnale gravissimo, soprattutto per il luogo in cui avviene, e un sintomo serio di discesa agli Inferi della limitazione della libertà di parola e di insegnamento. Tombs è un grande storico conservatore e non è un caso. Spetta oggi più che mai ai conservatori, cioè alla destra, battersi per la libertà di parola e di insegnamento. E non solo perché le principali vittime della censura sono i conservatori, visto che la polizia del pensiero segue i dettami del progressismo e del radicalismo di sinistra.

La destra oggi difende la libertà della cultura e dell’insegnamento, quindi si batte contro il politicamente corretto e la cancel culture, per ragioni ideali e di principio: perché ama la libertà ma ama anche l’identità e la tradizione, che il delirio progressista vuole cancellare. Come hanno detto Giovanni Orsina e Luca Ricolfi, oggi è la destra che si batte per la libertà di parola, mentre è la sinistra a invocare la censura. Può accadere anche in Italia quello che sta avvenendo in Uk, in Usa, in Francia? Può accadere perché il politicamente corretto è una ideologia globale e perché già abbiamo visto preoccupanti segnali di provvedimenti disciplinari contro docenti. Perché non si finisca come nel Regno Unito, occorre che molti si mobilitino e capiscano che la libertà della cultura oggi può trovare posto solo a destra.

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