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Putin omaggia Erdogan: «L’Europa lo ringrazi per il gas»

Putin omaggia Erdogan: «L’Europa lo ringrazi per il gas»

Il presidente russo ha sottolineato l’importanza della mediazione turca durante un incontro con il suo omologo a Sochi.

Lo schieramento di Ankara è sempre più ambiguo. Se da una parte la Turchia non aderisce alle sanzioni contro la Russia, dall’altra arma l’esercito ucraino con i suoi droni.

MOSCA / ANKARA – Vladimir Putin e Recep Tayyp Erdogan stringono un patto per rafforzare la cooperazione economica ed energetica tra Russia e Turchia. L’intesa, siglata a Sochi durante il secondo incontro tra i due leader in meno di un mese, è stata benedetta dallo zar, che punta a spezzare l’isolamento occidentale dopo l’invasione dell’Ucraina: “L’Europa dovrebbe ringraziare la Turchia perché le garantisce il flusso di gas”, è stata non a caso la stoccata rivolta agli sponsor di Kiev. Mentre sul terreno il conflitto ha continuato a infuriare, provocando un nuovo allarme alla centrale nucleare di Zaporizhizhia.

Il gas al centro delle discussioni – L’incontro tra Putin e Erdogan, dopo quello avvenuto a Teheran il 20 luglio, è stato lungo (quattro ore) e articolato. Il presidente russo ha tenuto a ricoprire di complimenti il suo interlocutore, per rafforzare una sponda con un partner strategico ma non totalmente allineato con Mosca sull’Ucraina (non aderisce alle sanzioni ma arma Kiev con i suoi droni). “TurkStream ad oggi è una via chiave per le forniture di gas russo all’Europa e sta funzionando senza intoppi”, ha affermato il leader russo, invitando i “partner europei a ringraziare la Turchia per questo flusso continuo”. Mentre al contrario il Nord Stream invia gas con il contagocce, secondo Mosca a causa delle sanzioni.

«Grano sbloccato grazie a Putin» – Erdogan, secondo Putin, è stato decisivo anche per sbloccare la crisi del grano. Le intese sottoscritte con Kiev a Istanbul, ha sottolineato il leader del Cremlino, favoriranno anche “l’esportazione di cibo e fertilizzanti russi”. Su questo fronte, in effetti, tutto sembra andare secondo i piani. Ankara ha confermato la partenza di altre tre navi cariche di cereali dai porti ucraini, mentre la prima partita da Odessa nei giorni scorsi sbarcherà domenica in Libano.

Il Cremlino al termine del colloquio ha reso noto che Putin e Erdogan si sono accordati per “rilanciare la cooperazione sul fronte economico ed energetico”. Ed al di là della genericità del comunicato, non è un mistero che Mosca punti molto su Ankara per creare anche una minima crepa all’interno della Nato e aggirare le sanzioni. In quest’ottica, secondo il Washington Post, la Russia vuole acquistare quote nelle raffinerie e nei terminali petroliferi turchi, per bypassare l’entrata in vigore dell’embargo europeo sul petrolio russo. Nei piani di Mosca c’è anche la richiesta ad alcune banche turche, controllate dallo stato, di consentire l’apertura di conti ai maggiori istituti russi.

La spinosa questione siriana – Quanto a Erdogan, è volato a Sochi anche per discutere di un altro dossier per lui prioritario, la Siria. Il leader turco da tempo preme per scatenare una nuova offensiva nel nord e liberarsi dei miliziani curdi, ma Mosca si è sempre opposta. Al termine del confronto con Putin, tuttavia, è emerso soltanto un generico impegno dei due Paesi ad “agire in modo coordinato nella lotta contro tutte le organizzazioni terroristiche”.

Al di là della Siria, a Sochi l’eco più forte è arrivato dall’Ucraina, perché il conflitto non accenna a rallentare. Ad allarmare è ancora una volta la situazione a Zaporizhzhia, perché Energoatom, l’ente nazionale nucleare, ha dichiarato che 3 esplosioni sono state registrate nel sito dell’impianto, vicino a uno dei blocchi di alimentazione del reattore. Con il rischio di “fuoriuscita di idrogeno, radioattività e un pericolo alto di incendio”. Per Kiev si è trattato di bombe russe ma Mosca invece ha accusato l’esercito nemico di aver sparato con l’artiglieria, durante un cambio di turno di lavoratori, provocando anche un incendio, di cui però non c’è stata conferma. Ma questa continua escalation intorno al più grande impianto nucleare d’Europa rischia da un giorno all’altro di provocare conseguenze disastrose.

Non va meglio, sul fronte della guerra, neanche nelle zone più a sud. Mykolaiv ormai da settimane è bersagliata giorno e notte dalle bombe russe ed anche nelle ultime 24 ore le autorità locali hanno riferito di “morti e feriti”. Abbastanza, per l’amministrazione militare regionale, per decretare un coprifuoco notturno nel capoluogo che durerà almeno per tutto il weekend.

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