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«Rispettate quella divisa»

LUGANO

15.06.2021 – 06:00

Polizia stressata in riva al Ceresio. La denuncia del sindacalista Giorgio Fonio. E le conferme del comandante Torrente.

Non bastava la pandemia, con i relativi malumori da gestire… La questione dell’ex Macello pone l’accento su un problema sempre più marcato.

LUGANO – Prima gli assembramenti e le risse legate alla pandemia. Neanche il tempo di tirare il fiato e scoppia il caso dell’ex Macello. C’è tanta, tantissima pressione sugli agenti di polizia che operano a Lugano. A denunciarlo è Giorgio Fonio, segretario del sindacato OCST per i funzionari di polizia. «Preoccupano soprattutto le offese verbali a cui sono sottoposti i poliziotti. Senza dimenticare le critiche gratuite sui social. È un momento davvero complicato».  

«Mesi critici» – Lo conferma Roberto Torrente, comandante della Comunale luganese che conta 130 agenti. «Durante i mesi critici della pandemia, come tutti gli altri corpi di polizia, ci siamo trovati a dovere fare rispettare misure che limitavano la libertà delle persone. A volte scendendo a compromessi e dovendo svolgere anche quasi la funzione di psicologi o assistenti sociali».

«Agenti stanchi» – Lo stress è stato enorme. «E prosegue anche in queste settimane con la vicenda del Molino. Gli agenti sono stanchi. A causa della pandemia non siamo neanche riusciti a lasciarli andare in vacanza in luoghi dove potessero staccare davvero la mente. La pressione va avanti da troppo tempo». 

«Apostrofati in malo modo» – «Chi indossa quella divisa va rispettato – tuona Fonio –. Ora basta. Sento spesso di agenti che vengono insultati o apostrofati in malo modo. Lugano in questo periodo è l’epicentro di questa situazione che si ripresenta anche in altre realtà della Svizzera italiana. La questione dell’ex Macello ha fatto traboccare il vaso».

«Condannati ancora prima di sbagliare» – «Possiamo sbagliare anche noi – riprende Torrente –. Nessuno è perfetto. La soglia di tolleranza di un poliziotto dovrebbe essere superiore a quella del cittadino comune. Ma siamo esseri umani. E a volte può capitare che un agente reagisca come non dovrebbe. Spesso siamo condannati dai media e dai social ancora prima di agire. Basta poi un video di pochi secondi realizzato col cellulare per metterci in cattiva luce. Video brevi in cui spesso non si possono notare le reali dinamiche delle situazioni. Questo svaluta tutto il grande lavoro silenzioso che facciamo». 

La richiesta – L’appello di Fonio è esplicito. E va oltre anche la diatriba su chi abbia ragione o chi torto in merito all’Ex Macello. «Siamo tutti esausti per quanto abbiamo dovuto vivere nell’ultimo anno e mezzo. Ma in un momento in cui la tensione generale è così alta, chiediamo davvero più rispetto per queste persone. Uomini e donne che sono attivi sul campo per garantire la sicurezza di tutta la popolazione».  

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