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Svolta Emanuela Orlandi, Dopo anni la verità. La confessione choc: “L’ho presa io e altri due amici, ecco cosa le facemmo”

La vicenda di Emanuela Orlandi è ben nota ed ha toccato moltissimi italiani. Il suo sequestratore, dopo tantissimo tempo è uscito allo scoperto. Stando ai fatti, dopo il sequestro, era stato ripagato con una Suzuki 1100, proprio dal boss della banda: Enrico De Pedis. Marco Sarnataro la pedinò per giorni prima di riuscire a sequestrarla. Questo è quanto è emerso dal padre del carnefice, Salvatore Sarnataro, durante un suo interrogatorio. Vediamo i dettagli delle rivelazioni.

Marco Sarnataro è ormai morto dal 2007, all’età di 46 anni. Lavorava per conto della banda della Magliana, la banda del crimine più pericolosa di Roma. E’ il responsabile del sequestro di Emanuela Orlandi, figlia del messo pontificio. Il sequestro era avvenuto nel 22 giugno del 1983. È stato il padre di Marco a confermare la vicenda. Inoltre, alcune amiche della vittima avevano riconosciuto il sequestratore dal molte foto che le erano state mostrate. Le ragazze si erano accorte che Sarnataro le seguiva da tempo in maniera eccessiva e quasi ossessiva. Proprio dopo la scomparsa di Emanuela però, non lo avevano più rivisto e questo aveva lasciato intendere che non si trattasse di una coincidenza.

Marco Sarnataro, però, non era implicato nella faccende più grosse della banda. Il suo era un ruolo marginale. È stata una pedina nelle mani della banda, utilizzato per affari bassi e loschi, sebbene di minore importanza. Dopo il sequestro era stato ripagato proprio dal boss, Enrico De Pedis, con una Suzuki 1100. La procura di Roma aveva avviato un’inchiesta per il sequestro che fu però archiviata poco dopo. Secondo i familiari di Emanuela Orlandi, il tutto è stato messo a tacere troppo in fretta. Nel 2008 però, un anno dopo la morte di Marco Sarnataro, suo padre ha deciso di confessare. Dopo il delitto entrambi si trovavano in carcere per spaccio e possesso di armi.

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Proprio durante quell’ occasione, il figlio confessò a suo padre di essere stato implicato nel sequestro di Emanuela Orlandi e di averlo fatto per ordine del boss della banda della Magliana. Il soprannome del boss era  “il presidente”. Stando alla confessione di Marco, a suo padre Salvatore, gli era stato chiesto di pedinarla prima di rapirla. Ma non è stato l’unico ad essere implicato. Con lui c’erano anche “Ciletto” (Angelo Cassani) e “Giggetto” (Gianfranco Cerboni). Di certo erano più di loro in quanto affermò  “l’abbiamo presa”. Si conoscono anche i dettagli relativi alla macchina sulla quale è stata caricata la ragazza: si trattava di una Bmw berlina. Il sequestro è avvenuto poi a piazza Risorgimento, ad una fermata dell’autobus.

Dopo, Emanuela Orlandi è stata portata al laghetto dell’ Eur e proprio lì c’era ad aspettarli l’autista di fiducia del boss della Magliana. E fu sempre Marco a rivelare a suo padre di aver ricevuto in cambio ed in regalo una macchina per i servizi prestati. Salvatore Sarnataro ancora non riesce a spiegarsi il perché di quella confessione del figlio, proprio in quel momento. “Io non so davvero perché Marco decise di raccontarmi del suo ruolo nel sequestro dell’Orlandi, io compresi subito che stava passando un periodo di grande paura”. Inoltre, proprio ultimamente è stato reso noto il verbale del 2008, fino ad ora inedito. Seguiteci anche sui nostri profili  Su Facebook anche su INSTAGRAM 

 

verbale

Svolta Emanuela Orlandi, Dopo anni la verità. La confessione choc: “L’ho presa io e altri due amici, ecco cosa le facemmo” scritto su Più Donna da Imma Bartolo.

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