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Taiwan sempre più una bomba a orologeria: “La Cina ha simulato attacchi all’isola”

Resta altissima la tensione a Taiwan. Il ministero della Difesa di Taipei ha affermato oggi che la Cina ha simulato attacchi contro l’isola nel terzo giorno di esercitazioni militari su vasta scala. Le più grandi esercitazioni militari messe in piedi da Pechino. Taipei sostiene che sono stati rilevati diversi caccia e navi dell’Esercito Popolare di Liberazione “intorno allo Stretto”, alcuni “hanno attraversato la linea mediana” in un’azione di “possibile attacco simulato”.

Le forze armate della Repubblica di Cina, il nome ufficiale di Taiwan, hanno fatto sapere di aver utilizzato “trasmissioni di allerta, aerei, navi militari di pattuglia e sistemi missilistici terrestri in risposta a questa situazione”. L’escalation diplomatica oltre che militare è stata provocata dalla visita della speaker della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti Nancy Pelosi. Una visita giudicata da Pechino come un’“enorme provocazione” cui sarebbero seguite “gravi conseguenze”.

La Cina considera Taiwan, una democrazia indipendente, parte del suo territorio. L’isola è tra i Paesi più democratici dell’area, il suo governo è eletto autonomamente, indipendentemente da quello cinese. Dista 160 chilometri dalle coste della Cina, ci vivono 23 milioni di persone, vi si produce un’altissima percentuale di semi conduttori destinati a tutto il mondo. Alla fine della seconda mondiale era tornata a Pechino ma dal 1949, dopo la guerra civile vinta dai comunisti di Mao Zedong contro i nazionalisti guidati dal generale Chiang Kai-Shek questi ultimi si ritirarono sull’isola e proclamarono la Repubblica di Cina. Contesa ancora aperta.

Il ministero della Difesa di Taipei ha fatto sapere che sarebbero 49 i caccia cinesi ad aver volato superando la parte orientale della linea mediana – il confine non riconosciuto ufficialmente che corre nel mezzo dello Stretto – dello Stretto di Taiwan, 68 le incursioni aeree, 13 le navi passate intorno all’isola. Lo sconfinamento era stato comunicato ieri.

Per il segretario di stato americano Antony Blinken si tratta di un’escalation “senza giustificazioni” e senza precedenti che “destabilizzerà l’area”. Pechino ha annunciato sanzioni a Pelosi e alla sua famiglia e il ritiro della cooperazione congiunta con gli Stati Uniti in otto punti. La speaker ha risposto dicendo che la Cina non riuscirà a isolare Taiwan. I rapporti con Washington sono ai minimi storici.

E intanto emerge anche un giallo, raccontato da Reuters, sul vice capo dell’unità di ricerca e sviluppo del ministero della Difesa di Taipei Ou Yang Li-hsing. È stato stato trovato morto in una stanza d’albergo nel sud del paese. Era partito per un viaggio di affari. Aveva assunto nelle scorse settimane di supervisionare vari progetti di produzione di missili.

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